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Dungeon PbEM
The chronicles

Text: Characters:
Aaron Bender/MicheleBaker Berry/Andrea
Diana Stanley/GabrieleDr. Jonathan Kreel/Antimo
Ethel Carter/BarbaraProf. Kolya Krasotkin/Luca
Prof. Lothar Shoeman/Idriu
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Master
FIZ

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Appena il trombettista ebbe attaccato il suo pezzo, un solerte cameriere portò ad Ethel il secondo piatto. Si trattava del suo preferito e la cucina del locale era rinomata in tutta Providence, così la giovane donna si concentrò sul cibo, visto che i suoi commensali non sembravano voler continuare i loro discorsi.
La musica era buona, il cibo buono e la conversazione, finché era durata era stata interessante. Si trattava decisamente di una serata deliziosa, cosa mai avrebbe potuto andare storto?

Master
FIZ

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Mentre il terzetto aveva smesso di discutere di erbe e di antichi segreti dimenticati dalla tribù native e si era rinchiuso in un silenzio in cui ciascuno era perso in mondi inaccessibili agli altri, il presentatore sul palco aveva atteso che il giovane musicista nero si fosse assestato sul palco prima di continuare.
«Ed ecco a voi, la stella più fulgida della serata! Ho l'onore di introdurre niente di meno che... Leroy Turner e la sua... » fece una pausa drammatica prima di riprendere con un tono di voce ancora più alto «"Dead! Man's! Stomp!"»
Il completo marrone e spiegazzato del trombettista formava un singolare contrasto con le casacche immacolate e impeccabili delle "Sette Stelle", ma appena la musica tornò a riempire il locale, altrettanto facevano l'energia straordinaria e la precisione delle note che riusciva ad estrarre dalla sua curiosa tromba color argento mentre sovrastava il resto della banda in una versione indiavolata di un numero inedito.
I ritmi erano irresistibili, l'estro musicale di prima categoria e presto molti tra il pubblico si riunirono sulla pista a danzare con entusiasmo: la nuova canzone era un successo immediato.

Prof. Kolya Krasotkin
Luca

Dipartimento di Filosofia del LinguaggioMartedì 13 Novembre 1928, ore 18:00Weather
"Blue Heaven". Kolya Krasotkin trasecolò. Aveva inteso si sarebbero trovati a casa del prof. Baxter, un incontro tranquillo, non in un locale. Non era preparato, se solo glielo avesse detto subito forse poteva rinunciare all'invito, ma ora... Certo San Pietroburgo dove lui era vissuto diversi anni prima di emigrare, era la capitale della vita mondana della Russia, ma quello era stato prima della Rivoluzione, e comunque lui non aveva frequentato quei locali in vista più di tre o forse quattro volte in tutta la sua vita. Sempre perché vi era stato portato.
Anche solo il dover cambiare la cravatta, quel mostrarsi inadeguato alla situazione, lo metteva a disagio. Non era il giudizio degli altri che lo preoccupava, per quello Kolya era assolutamente insensibile a possibili pettegolezzi e simili facezie. Non le considerava proprio. Però aveva timore di mettere in imbarazzo i suoi illustri ospiti, si preoccupava che il suo aspetto dimesso potesse essere considerato una mancanza di rispetto.

Kolya annuiva riflettendo bene su ogni cosa che il prof. Baxter andava spiegandogli, a prendeva mentalmente nota di ogni cosa. Rallentò un momento il passo per meglio pesare quanto nel complesso aveva ascoltato. Il professore lo chiamò perché non rimanesse indietro. Ma ormai erano quasi arrivati, e lui sarebbe dovuto entrare in quel locale notturno.

Master
FIZ

Dipartimento di Filosofia del LinguaggioMartedì 13 Novembre 1928, ore 6:00Weather
Il professor Philip Baxter bussò alla porta dell'ufficio alle sei in punto. Sembrava essersi calmato. Esaminò gli abiti del professor Krasotkin e scosse la testa anche se non aveva l'aria sorpresa.
«Ho prenotato al Blue Heaven stasera.» Onestamente il nome non diceva assolutamente nulla al professor Krasotkin «Per il Principe Bolkonskij non ho potuto che scegliere il meglio. E d'altra parte non credo che apprezzerebbe una serata senza qualcosa di vigoroso da bere. Ma, non avete qualcosa di più elegante da indossare?»
Il professor West, che si era intrattenuto a correggere degli scritti dei suoi allievi, offrì un colletto e una cravatta perfettamente stirati, che teneva di riserva nella scrivania in caso di necessità, ma per la giacca non ci fu nulla da fare e dopo aver cercato di rassettare la sua al meglio che potevano, i due uomini si incamminarono verso l'uscita del campus, mentre l'archeologo spiegava la ragione di quell'incontro.
«Vede, come sono sicuro che lei ricorderà, ho l'onore di collaborare con il dottor Dimitri Passelov, un insigne astronomo originario del suo Paese. Dopo aver insegnato ad Harvard per diversi anni, grazie anche a certi documenti che ha ritrovato e, in parte modesta, al supporto mio e dei miei due colleghi e amici Francis Wilson e Silas Patterson, ha potuto iniziare delle ricerche osservative sulle orbite dei pianeti.
Non le posso anticipare nulla, lei mi capisce: non c'è niente di pubblicato, ma stiamo parlando di una scoperta che, se confermata, lo porterebbe all'Eliseo degli astronomi, allo stesso livello di un Herschel o di un Adams e anche più in là. Quindi ci siamo impegnati a costruire e mantenere un piccolo osservatorio per Passelov in Montana, in modo che possa condurre efficacemente le sue ricerche.
Ecco... io ho lasciato qui la mia automobile, ma forse facciamo prima ad andare a piedi che a cercare parcheggio a Westminster Street a quest'ora.»

Master
FIZ

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Automaticamente, senza quasi neppure accorgersene, Diana si alzò brevemente per far passare il trombettista. Non sembrava neppure essersi accorta che l'uomo si spendeva in molti e sentiti ringraziamenti.
Tornò alla clandestina conversazione con i suoi commensali: l'erborista aveva ancora qualcosa d'importante da aggiungere.
Fu a quel punto che la sentì.
Era quella sensazione sgradevole di vuoto, quasi una vertigine, che ti avvolge come un manto di panno ruvido e ti toglie il respiro.
Da qualche parte, nel profondo del suo animo, seppe che stava per succedere qualcosa.
La tensione durò solo un istante, prima di svanire come era venuta ma involontariamente Diana alzò gli occhi dal tavolo. A prima vista nulla di interessante si offrì al suo sguardo, ma poi vide di nuovo l'uomo dall'aspetto familiare qualche tavolo più in là. Mentre il suo commensale, il giovane distinto, sembrava essere impegnato in una profonda discussione con la terza persona, si era leggermente grato e stavolta Diana lo riconobbe. Si trattava del professor Baxter di Yale, un archeologo di una certa fama in quella regione che a suo tempo era stato uno dei suoi insegnanti in quel campo e con cui aveva anche collaborato ad un paio di articoli. Per quello che ne sapeva, un tizio del tutto innocuo. Sembrava star salutando qualcuno che in questo momento era fuori dal campo visivo di Diana.
Per il resto, non sembrava esserci nulla in vista che potesse giustificare la fuggevole sensazione di allarme.

Ethel Carter
Barbara

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Ethel comprese che l'altra donna desiderava terminare i discorsi in pubblico e annuì, anch'ella desiderosa di passare la serata solo ad ascoltatore nuova musica e non pensare ad altro:
“Se volete approfondire l'argomento sull'uso delle erbe per... curare... afflizioni mentali, posso suggerirvi i titoli di alcuni buoni testi classici. Per quanto riguarda invece le erbe particolari di cui vi ho parlato... no, non c'è nulla di scritto. Però...”

Ethel lanciò un'occhiata al loro non voluto vicino, per assicurarsi che fosse distratto, quindi abbassò la voce e continuò, quasi in un sussurro:

“Ho raccolto alcuni... esemplari, questo pomeriggio. Se domani, meglio di mattina, verrete nel mio negozio, potrò mostrarveli mentre sono ancora freschi.”

Prof. Kolya Krasotkin
Luca

Dipartimento di Filosofia del Linguaggio13 Novembre 1928Weather
<<Va bene professor Baxter, d'accordo, l'aspetterò in biblioteca al termine delle lezioni perché possiamo andare a far visita al Principe Bolkonskij. A stasera.>> rispose garbatamente Krasotkin.
Una volta messa giù la cornetta, il professore si trovò improvvisamente ariflettere a proposito dell'invito che aveva appena accettato: un principe, di Pietroburgo. Erano sette anni che il prof Kloya Krasotkin mancava dalla sua patria, e difficilmente vi avrebbe mai fatto ritorno. Codesto Andrej Bolkonskij gli avrebbe portato notizie della sua terra. Si chiedeva come sarebbe stato trovarsi ad avere di nuovo a che fare con un russo, di simile levatura per giunta. Le differenze tra i cittadini americani, così affabili e pragmatici, e il russo, così impetuoso e rapido alla fratellanza come alla collera, così radicato nei principi, non smetteva mai di stupirlo, e forse non ci si sarebbe mai abituato. E forse per questo sentiva crescere una certa aspettativa e anche timore per l'imminente incontro.

Diana Stanley
Gabriele

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Nonostante la tensione, Diana non fu attirata dal trambusto che aveva scatenato l'uomo. No, era troppo impegnata ad elaborare le informazioni che aveva acquisito da Ethel. "Sono le persone giuste - pensò la donna, mentre fissava senza distogliere lo sguardo una forchetta - dovremmo iniziare subito il lavoro insieme da domani, devo pensare a che libri prendere e chiedere a loro quali sono quelli che devo leggere per capire meglio i loro lavori".
Distolse lo sguardo dall'oggetto e disse 《Avete del materiale da poter leggere? O dei libri a cui fare riferimento per qualunque cosa? Posso procurarmeli in fretta se me lo dite. Abbiamo bisogno di incontrarci tutti e tre, da domani se siete d'accordo, e mettere insieme le nostre conoscenze》.
Per Diana infatti ormai era inutile rimanere lì alla mercé di tutti e continuare a parlare di cose che non avrebbero dovuto sentire orecchie indiscrete. E poi si sentiva più sicura a casa, dove nessuno poteva osservarla e sentirla.

Master
FIZ

Dipartimento di Filosofia del Linguaggio13 Novembre 1928Weather
«Il piacere, professore, le assicuro è tutto mio. Trovo sempre le sue intuizioni molto profonde. Ma il motivo della mia chiamata, un po' insolita e me ne scuso - spero di non averla disturbata sul lavoro, è proprio inerente ad alcuni degli studi della mia piccola accademia. Vede, sono riuscito ad ottenere che il Principe Andrej Bolkonskij, un suo concittadino, mi incontri stasera per discutere di una sua, diciamo una sua collaborazione ad uno dei nostri progetti più importanti.
Visto che si tratta di un incontro della massima rilevanza, mi sentirei molto più tranquillo se avessi la collaborazione di qualcuno che conosce lo spirito Russo molto meglio di me: il Principe mi è stato descritto come una persona un po' all'antica e sono sicuro che nessuno possa fare da tramite tra i nostri due mondi meglio di lei.
Se mi farà l'onore di accettare, le potrò spiegare tutto molto meglio di persona quando la verrò a prendere, stasera.»
Philip Baxter non era una persona rigidamente formale, ma quella strana telefonata rompeva quasi tutte le regole dell'etichetta che si potessero immaginare. L'insigne archeologo doveva effettivamente trovarsi in preda ad una seria agitazione per comportarsi in quella maniera così irrituale.

Prof. Kolya Krasotkin
Luca

Dipartimento di Filosofia del Linguaggio13 Novembre 1928Weather
Il prof. Kolya guardava fuori dalla finestra, e pensava a quanto fosse differente la vita negli Stati Uniti rispetto alla sua patria. Dopo la Rivoluzione in particolar modo. Non sarebbe più stato possibile istituire alcuna università a San Pietroburgo, o Leningrado, come l'avevano rinominata da qualche anno, non a un religioso. Non c'era più nulla della vita pubblica, talvolta anche di quella privata, che non fosse regolato dal partito. E l'istruzione religiosa era sommamente disprezzata. Lo Stato avrebbe potuto e dovuto provvedere a ogni cosa, ma lo Stato in fondo non erano che uomini. Come avrebbero potuto loro donare ad altri uomini la bellezza, che per sua natura è solo frutto della grazia divina. Dove avrebbe trovato riparo l'animo dell'uomo, ferito dalla miseria degli altri uomini? Chi avrebbe confortato la fragile anima degli uomini, e aiutato a fortificare il suo spirito contro i demoni che segretamente sempre s'adoperano per corrompere l'uomo e allontanarlo dalla luce, se tutto quanto a cui era concesso rivolgersi ormai, era solo una leviatana macchina burocratica?
La voce del prof. Silver lo distrasse da quelle pessimistiche riflessioni e lo riportò alla realtà:
<<Vengo subito!>> rispose, imbarazzato quasi per averlo pure involontariamente obbligato a quella cortesia.
<<Grazie molte professor Silver.>> gli disse con riconoscenza prendendo in mano la cornetta.

<<Certamente professor Baxter - gli fece un poco sorpreso - Sono lusingato che uno stimato collega come lei abbia sottratto del tempo ai suoi studi per concedermi il piacere di una chiacchierata. La prego, mi dica se c'è qualcosa che posso fare per lei.>>

Master
FIZ

Dipartimento di Filosofia del Linguaggio13 Novembre 1928Weather
Quando un Americano si mette in testa di fondare un college, prima si mette in cerca di una collina. John Harvard era un Inglese e non si curava troppo dei luoghi elevati. Il risultato fu che Harvard era diventata un'università larga, sparpagliata e incolore. Yale annaspa tra i negozi di New Haven, cercando disperatamente di innalzarsi al di sopra di essi. La torre neogotica del Memoriale Harkness, di recente costruzione, ci riusciva, ma per il resto l'università puzzava di commercio. Fosse stata costruita su di una collina, Yale forse sarebbe stata meno importante, ma di certo molto più onesta e caratteristica.
Nicolas Brown padre era un mercante spregiudicato, ma era saggio: prima trovò la sua collina e quindi ci trascinò il "College in the English Colony of Rhode Island and Providence Plantations", nel 1770. Egli credeva probabilmente che chiunque volesse ricevere un'educazione dovesse prima dimostrare la propria ambizione scalando le ripe di quella che da allora fu chiamata la College Hill di Providence. Solo chi se ne fosse conquistato il diritto sulle proprie gambe avrebbe potuto accedere agli studi delle lettere classiche, accompagnate da una solida istruzione religiosa, perchè l'edificio in stile georgiano in mattoni rossi che l'impresa Brown costruì per ospitare il college era aperto agli uomini di ogni condizione cosicché potessero "trovare la vera luce di Dio nelle sale di questo collegio massimamente munifico."
Tali erano i pensieri che il professor Krasotkin intratteneva guardando fuori dalla finestra dell'ufficio che condivideva con tre colleghi insegnanti dell'università Brown di Providence, Rhode Island.
La vista che gli offriva lo scorcio era di un gruppo eterogeneo di edifici, ed essi rivelavano all'occhio curioso di passanti e residenti praticamente tutti gli stili architettonici che erano stati popolari negli anni successivi ai giorni di Nicolas Brown.
C'erano aggraziati edifici neocoloniali, le cui finestre erano incorniciate da edera inglese, poderosi edifici romanici costruiti in solida pietra, grotteschi e ripugnanti, una cappella pseudo-gotica con una torre graziosamente squisita e quattro laboratori nello stile delle più razionali delle fabbriche. Eppure, nonostante l'architettura conglomerata e a tratti persino assurda - un tempio dorico stava a stretto gomito di una basilica bizantina - il campus era piacevole allo sguardo. Giardini, spesso terrazzati, si stendevano in ogni direzione e i grandi olmi concedevano una dignità all'antico college che nessun architetto, non importa quanto impegno ci mettesse, sarebbe mai riuscito a sfregiare.
«Professor Krasotkin? C'è una telefonata per lei.»
A parlare era stato il Professor Silver, il titolare della cattedra di semiologia e decano del piccolo dipartimento cui apparteneva l'esule russo. Il collega gli consegnò con fare delicato ma deciso la cornetta del telefono di cui era dotato il loro ufficio.
Una voce gracchiò all'altro capo della linea.
«Buongiorno professore, sono Philip Baxter, si ricorda di me?»
Baxter era un professore di archeologia greco-romana a Yale, ma si era laureato alla Brown e qui aveva insegnato a lungo e quindi era un volto ben conosciuto nell'università di Providence. Era anche noto per essere l'animatore di un piccolissimo gruppo informale di scienziati, l'Accademia del Giovedì Notte, che ogni tanto organizzava o patrocinava conferenze o incontri. Pare che uno dei membri fosse un astronomo russo, che Krasotkin non aveva mai incontrato, e apparentemente questo spingeva l'archeologo a mantenere i contatti con l'ex monaco, per ragioni che erano note solo a lui.
Sfortunatamente la filosofia non sembrava un campo che l'Accademia del Giovedì Notte seguisse con particolare interesse. O con un qualsivoglia interesse, a voler essere precisi. Ciò aveva fatto sì che Philip Baxter fosse l'unico della sua cerchia con cui il professor Krasotkin si fosse mai intrattenuto.
Attachment

Ethel Carter
Barbara

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
L'improvviso muoversi dei tendaggi aveva fatto balzare il cuore in gola ad Ethel, solo per sentirsi una sciocca quando aveva compreso che si trattava solo di un innocuo suonatore di tromba: non aveva mai i nervi così a fior di pelle, nemmeno quando vagava da sola nei boschi...
La donna sollevò un sopracciglio davanti al tono scortese dello sconosciuto e alla pomposità del dottor Kreel, ma non commentò mentre si alzava a propria volta per permettere al musicista di passare. Dopo il primo momento di confusione, l'interruzione le era servita per riportare la mente alla situazione presente: erano in un locale elegante e non c'era nulla per cui sentirsi turbata... stavano solo parlando, no? Si trattava pur sempre di scienza... ed era disposta a sperimentare.

Dr. Jonathan Kreel
Antimo

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Il dottor Kreel fu oltremodo infastidito dall'interruzione. Finalmente il discorso stava entrando nel vivo, e stava per ottenere le informazioni per cui era venuto, quando quel nero entrò in maniera caotica nella sala. Oltretutto, il loro vicino di tavolo, invece di spostarsi e terminare così rapidamente l'interruzione, l'aveva oltremodo prolungata, inutilmente.
Si alzò, infastidito.

"Passa di qua, presto. E va fare le tue cose."

Guardò di sottecchi l'altro avventore, e disse tra sé e sé a mezza voce.

"Certi elementi dovrebbero dare l'esempio, da buoni bianchi, invece di comportarsi peggio dei selvaggi..."

Attese che l'uomo di colore passasse, prima di continuare a parlare con le due donne, che si stavano rivelando più interessanti di quanto si aspettasse.

Master
FIZ

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Il silenzio aveva accompagnato le parole della signorina Carter sulle straordinarie e sottilmente minacciose proprietà delle enigmatiche piante di cui, secondo il suo racconto, le tribù indiane si rifiutavano anche solo di fare il nome. Come a sottolineare la gravità delle parole dell'erborista la band aveva atteso qualche secondo in più del solito prima di attaccare con il pezzo successivo, un nuovo arrangiamento di un motivetto piuttosto famoso.
Gli altri due commensali erano persi nelle loro solitarie elucubrazioni quando il velluto rosso della parete a cui il tavolo era appoggiato si spalancò senza alcun preavviso, rivelando una voragine oscura e polverosa da cui emerse un giovanotto di pelle nera, alto e slanciato, vestito con un abito da sera marrone da pochi dollari ma con in mano una tromba dalla scintillante finitura argento. Evidentemente quello che era sembrato soltanto un pannello decorativo era in realtà una porta dimenticata da tempo.
Il nuovo arrivato guardò la situazione con aria sperduta e gli occhi lucidi di chi si è già abbandonato a qualche bicchiere di troppo. Il tavolo era quasi appoggiato alla parete e solo facendo alzare i clienti bianchi da una parte o dall'altra sarebbe potuto entrare nella sala.
Dopo una breve esitazione il nuovo arrivato si rivolse all'uomo seduto da solo, che aveva interrotto il suo tamburellare fuori tono per rivolgere la sua attenzione alla nuova situazione. Lo sguardo del cliente non era dei più incoraggianti ma l'alternativa sarebbe stata far alzare tutti e tre i commensali dell'altro lato.
«Signore, credo di essermi perso nel backstage. Uh... potrebbe essere così cortese da farmi passare? Le porgo le mie scuse, ma devo chiederle questa cortesia. Mi... Eh, credo che mi attendano sul palco.»
Evidentemente l'interesse dello sconosciuto non si estendeva fino ad alzarsi per far passare un musicista e l'alcool e l'attesa non dovevano aver fatto miracoli per il suo umore. Le ciglia unite aggrottate in un espressione scimmiesca, fece un gesto nervoso con la mano «Trovati un'altra strada.» sibilò scorbutico «O ti faccio sbattere fuori.»
Il nero non sembrava intenzionato a insistere e s'inchinò profondamente con l'aria contrita: «Si, si, mi scusi, signore. Mille scuse, mille scuse.» mormorò rapidamente iniziando a indietreggiare, sconfitto.

Master
FIZ

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Apparentemente il tono di voce di Diana non si era imposto sul chiasso del locale. Neppure il loro silenzioso commensale sembrava prestare attenzione alla loro inusuale conversazione e continuava a tamburellare sul tavolo un motivetto che sentiva solo lui.
L'unico che incrociò brevemente il suo sguardo fu un uomo sulla quarantina con una folta barba nera, ma fu solo per un brevissimo istante, prima che ritornasse a discutere con il suo unico compagno di tavolo, un uomo distinto di qualche anno più giovane.
Ma fu un altro tavolo ad attirare la sua attenzione. Vi erano seduti tre uomini: uno era di spalle e parzialmente coperto, l'altro un uomo elegante di circa trent'anni, con una brutta cicatrice su una tempia ma ancora di bell'aspetto, che stava ascoltando con rigida compustura un uomo anziano e affabile che a Diana sembrava di conoscere.
Il resto della sala continuò il suo vociare indistinto, ognuno dei convenuti del tutto ignaro di qualsiasi cosa accadesse al di la del proprio tavolo.

Ethel Carter
Barbara

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Ethel bevve un sorso, per concedersi ancora alcuni secondi di riflessione, ma... aveva accettato l'incontro, quindi....
“Non hanno un nome.- disse infine.- Le erbe, intendo. Non le troverete su nessun erbario classico. Me le ha mostrate mio padre... la buonanima di mio padre amava molto i boschi ed era una persona buona, benvoluta...”
La donna si perse per un istante nei ricordi, poi riprese:
“Mio padre mi ha detto che era stato un vecchio indiano a mostrargli quelle erbe: per la sua tribù, erano sacre... ma anche pericolose e proibite. Secondo le leggende, potevano aprire la strada a.... nuovi mondi.- Ethel scrollò le spalle.- Lo so, sembrano le solite storie dei funghi 'magici' e dei fumi stordenti, eppure... ho sempre avuto la sensazione che ci fosse qualcosa di particolare, in quelle erbe. Qualcosa... di più.”
disse Ethel, consapevole che le sue parole fossero vaghe, ma senza riuscire a dare una vera spiegazione razionale all'inquietudine che l'aveva sempre presa quando aveva esaminato più da vicino quelle piantine.

Diana Stanley
Gabriele

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Diana, che fino a quel momento era rimasta in disparte, disse 《Se nessuno di noi credesse in certe leggende o in eventi inspiegabili, adesso non saremmo qua a parlare di quanto accaduto durante gli studi del dottor Kreel. È vero molte sono solo teorie. Alle volte sembra che appartengano soltanto alla fantasia... ma se non fosse così? L'uomo nell'antichità non avrebbe mai immaginato di poter volare, eppure eccoci qua... io dico che anche se fosse solo una teoria, bisogna tentare! - esclamò con un tono di voce leggermente più alto, ma si rese conto di aver esagerato e si guardò intorno per vedere di non aver attirato l'attenzione di nessuno, poi continuò - Raccontaci di più di queste erbe e delle loro proprietà per favore》.

Ethel Carter
Barbara

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Ethel accennò un sorriso alquanto tirato e annuì:
“In effetti, come Miss Stanley vi avrà accennato, esistono alcune erbe che potrebbero fare al caso vostro.- La donna esitò, giocherellando con il proprio bicchiere, quindi si decise.- Non parlo di belladonna, papavero o di altre erbe che potreste trovare presso un qualunque erborista, ma di qualcosa di... insolito. Vi devo però avvisare che non ho mai sperimentato la veridicità di certe leggende.”
Ethel rabbrividì, come per un'improvvisa folata d'aria gelida.

Dr. Jonathan Kreel
Antimo

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Il dottor Kreel notò lo scetticismo della donna.Fece spallucce e si limitò ad aggiungere.

"Provate a portare un'automobile a, non so. Un legionario della Roma imperiale! O limitatevi a parlarne. Probabilmente farebbe la vostra stessa faccia, Miss Carter."

Poi sorrise, come a voler liquidare la questione.

"Ma è inutile parlarne. Non sono assolutamente in grado di replicare un tale prodigio elettronico. Sarebbe come andare sulla luna con la mia berlina.
Quindi, se non posso rivolgermi al futuro per tali studi, allora tanto vale farlo al passato.
E qui entrate in gioco voi. Con appunto queste sostanze di cui parlate, e di cui io ho una conoscenza piuttosto... approssimata."

Parlare delle sue lacune, qualsiasi fosse il campo, lo metteva a disagio. L'umiltà non era certa un pregio del Dottor Kreel.

Baker Berry
Andrea

Garage di Baker BerryMartedì 13 novembre 1928Weather
Barry si affrettò a scendere in officina, dome aveva predisposto le candele rosse tutte attorno al veicolo infestato dai Loa malvagi. Ora doveva disegnare a terra dei Veve, disegni che rappresentavano i poteri dei Loa benigni, che avrebbero scacciato quelli malvagi dal veicolo. Con un gessetto prese a disegnare delle forme geometriche fra una candela e l'altra. I tempi erano giusti, ormai era l'alba ed il rituale volgeva al termine. Appena ebbe finito, Barry fece due passi indietro per vedere nel complesso il suo lavoro. Ne fu soddisfatto, ancora poco e quel veicolo sarebbe stato purificato.
Una domanda sola gli rimaneva rimbombava nella testa e lo tormentava. Chi poteva mai volergli così male da infliggergli una maledizione? Avrebbe cercato di capirlo, anche se non sapeva bene da dove cominciare quell'indagine. Lui era un uomo di fatica e no di concetto, forse aveva bisogno di qualcuno che lo aiutasse, in un compito del genere? Ci avrebbe pensato meglio dopo aver sistemato quella macchina, prima che il suo padrone tornasse a riprendersela.

Ethel Carter
Barbara

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
“Un macchinario per leggere il pensiero?”
ripetè Ethel, cercando di nascondere lo scetticismo, poi lanciò un'occhiata all'estraneo seduto fin troppo vicino e continuò, sempre a bassa voce:
“Non so molto di macchinari, ma... da sempre gli uomini hanno cercato di raggiungere altri, chiamiamoli così, stati di coscienza facendo uso di varie... sostanze. Avete sicuramente sentito parlare, ad esempio, delle tradizioni degli indiani...”
La donna lasciò volutamente il discorso aperto, perchè non voleva essere lei a proporre soluzioni... alternative.

Dr. Jonathan Kreel
Antimo

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Il dottor Kreel sospirò. Poi cominciò a parlare, a voce bassa, per non farsi sentire dallo sconosciuto.

"Durante la mia... tesi, diciamo così, ho avuto la fortuna, o per meglio dire, la fatalità, di imbattermi in alcuni pazienti alquanto... bizzarri.
Mostravano ricordi che non potevano essere loro, di luoghi di fantasia. Eppure la loro misera condizione sociale, di ignoranti del ceto basso, così arretrati culturalmente, non giustifica una tale fantasia, una tale conoscenza, una tale proprietà di linguaggio!"

Scosse la testa, perplesso.

"Inoltre, gente che non avrebbe mai potuto incontrarsi, da ogni parte della nazione, ha manifestato ricordi... condivisi.
Sono sicuro, ho le mie fonti, che un interno di uno sperduto ospedale ha inventato un macchinario in grado di, per così dire, leggere il pensiero.
Tale macchinario è stato usato su uno di questi soggetti, mostrando quasi una seconda personalità.
Eppure tutto mi è stato negato, sia la testimonianza di prima mano dello stagista, di cui non conosco nemmeno il nome, sia un'occhiata al complesso macchinario.
Non avendo alcuna competenza elettronica, ho quindi pensato ad un qualche metodo... alternativo per accedere a quella che io chiamo memoria genetica"

Si prese un secondo, studiando l'espressione delle donne, e lanciando uno sguardo allo sconosciuto per assicurarsi che non avesse ascoltato nulla del suo discorso.

Ethel Carter
Barbara

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
“Sì, proseguiamo.”
rispose Ethel: la curiosità aveva vinto il nervosismo.
“Sono interessata ai suoi progetti, dottore. Sono sempre pronta ad imparare e....- La donna abbassò la voce.- scoprire nuovi possibili usi per i preziosi doni di Madre Natura.”

Diana Stanley
Gabriele

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Diana seguì il consiglio del dottor Kreel e disse a bassa voce, per non farsi sentire dallo sconosciuto 《Possiamo iniziare a discutere. Sapete tutti e due perché siamo qua. Ora dobbiamo solo capire se siete davvero interessati alla proposta - si fermò un attimo, poi sospirò - se quindi già non siete convinti delle poche informazioni ricevute, direi che possiamo terminare qui la discussione. Altrimenti tiriamo fuori le carte in tavola. Dottor Kreel, io voglio andare fino in fondo, quindi se vuoi introdurre te il discorso, lascio a te la parola. Ethel, lei è d'accordo al proseguire?》

Ethel Carter
Barbara

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
“Volentieri, dottore.”
rispose Ethel con un sorriso di circostanza, mentre in realtà si stava chiedendo che cosa stesse facendo lì: il suo vestito, nero con dei tocchi di verde, era un po’ fuori moda e il Blue Heaven non era il suo locale preferito, nonostante l'eleganza. Di sicuro non era un posto riservato adatto ad una tranquilla conversazione: come potevamo parlare di fianco ad uno sconosciuto?
Almeno, la musica era tutto sommato gradevole... forse aveva già ascoltato quel particolare gruppo suonare? Il loro simbolo le era familiare...

Dr. Jonathan Kreel
Antimo

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Il Dr Kreel entrò al Blue Heaven, cercando di ambientarsi tra gli avventori vestiti alla moda e di un certo livello.
Non gli piaceva la musica. Riteneva che la musica imbarbarita dai negroidi fosse un passo verso un'evoluzione sbagliata della musica.
Wagner, Strauss, Bach: quella era musica!

Si infastidì un poco quando l'uomo al tavolo non li fece sedere accanto a lui: come se avesse voluto sedersi di fianco ad un estraneo!

Una volta seduto, però, non poté far a meno di scrutare l'uomo e le due donne, un riflesso condizionato dagli anni passati a studiare la psiche umana.

Lo stesso poteva dirsi di quello strano simbolo formato dalle sette stelle sul tamburo di quella banda di neri che suonava. Lo aveva già visto da qualche parte, ma dove?

Accendendosi una sigaretta, chiese alle donne al tavolo.

"Vogliamo ordinare qualcosa da bere? Mentre aspettiamo, possiamo parlare dei nostri... affari"

Abbassò la voce, per non farsi ascoltare dall'altro uomo al tavolo. Non gli piaceva condividere con persone conosciute da poco le informazioni in suo possesso, figurarsi con un perfetto sconosciuto.

Master
FIZ

Garage di Baker BerryMartedì 13 novembre 1928Weather
Il ritmo ipnotico della città che si sveglia danza inesorabile e leggero come una brezza di sogno nella tua stanza dalle pareti disposte ad angoli irregolari. Hai la sensazione che i tuoi sonni ti abbiano portato a visioni familiari, ma le memorie già ti sfuggono: permane soltanto la sensazione di un luogo scuro e ampio, come una caverna rischiarata da torce fatate.
Ti radi e ti rinfreschi la faccia cercando con lo sguardo presagi e segni della giornata che verrà.
Lo scopri piuttosto presto: quando apri il portellone del garage, la tazza di caffè ancora fumante in una mano, una Ford scura si affretta a entrare come se stesse aspettando da tempo. Sì, sarà una lunga giornata.
Il proprietario è un bianco che non conosci, con il cappello di borsalino e una sigaretta incollata all'angolo della bocca. Fa il duro, ma non è arrogante. Ha l'aria di chi ce l'ha con tutti, non solo con i neri.. Senti subito che la Ford, un tipico Modello T della vecchia serie, fa dei rumori poco rassicuranti. Aperto il cofano vedi diversi problemini. Roba da nulla, un paio d'ore di lavoro ragionevole, forse tre se salta fuori qualcos'altro.
Gli prometti che la riparerai in giornata e lui ti risponde uggioso che tornerà a ritirarla nel pomeriggio, dopo il lavoro o quello che deve fare. Non sembra affatto contento di dover andare a piedi, ma non ci si può fare nulla.
Uscito il cliente, il tuo sguardo si posa su di un qualcosa per terra all'ingresso del garage, una specie di serpente nero e viscido che si stende sinuoso lungo il passaggio, dove le ruote della Ford anno appena tracciato il loro cammino.
Uccidere i serpenti è cattiva sorte: Yig, il terribile padre dei serpenti temuto dagli indiani del sud e dai pionieri, che punisce orribilmente ogni torto fatto ai suoi figli, è lontano, ma è sempre un loa: meglio non tentare la sorte neppure qui al nord e così distante dalle grandi pianure dove dimora.
Ti avvicini con circospezione, toccando la moneta d'argento bucata che tieni sotto i vestiti, appesa al collo con una cordicella, per tenere lontane le influenze malefiche.
Con orrore crescente, sotto i tuoi occhi la linea scura sul terreno si rivela essere non un serpente investito ma olio di macchina, una versione modernizzata di un antico maleficio. Qualcuno ti vuole male, qualcuno che conosce la magia Voodoo abbastanza bene, forse addirittura un bokor. Se avessi trovato piume di gallina assieme all'olio, saresti in grave pericolo per la tua salute, ma lo stregone rivale, apparentemente, si è accontentato di colpirti negli affari.
La Ford ha attraversato l'olio. Male, molto male. Spiriti maligni si stanno certamente già addensando attorno ad essa.
Sputi tre volte per terra, ma non basta a sentirti tranquillo.
La macchina non verrà sistemata, non oggi, non fino a quando non avrai rimosso l'incantesimo. No, dovrai prima ripulire il garage dal petro, e scacciare i loa cattivi dal veicolo ormai infestato, o le riparazioni non avranno effetto. Per fortuna tua madre era una mambo esperta e ti ha insegnato abbastanza da essere in grado contrastare il petro, ma uno dei rituali va recitato al sorgere del Sole. Questo significa che non puoi riparare l'auto oggi: i tuoi sforzi peggiorerebbero soltanto la situazione: se il guidatore perdesse il controllo mentre va succederebbe di certo un disastro.
Passi la giornata purificando il garage e riparando macchine a cui nessuno ha fatto il malocchio e pensando a cosa potresti dire all'uomo col cappello che te l'ha portata.
Per fortuna il padrone della macchina non è ritornato a prenderla all'ora prefissata. Ben dopo l'orario di chiusura hai sentito battere alla porta, sicuramente era lui, ma l'officina era chiusa e tu non ti sei affrettato ad aprire. Quando hai controllato era già andato via, quindi non hai dovuto neppure fingere di non esserci.
Bene, tempo di controllare come stanno bruciando le candele rosse.

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FIZ

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
La stanza era molto ampia e decisamente opulenta, con il tema blu e argento abbandonato per un più tradizionale bruno e oro riscaldato da enormi lampadari elettrici a candeliere. Un bar estremamente ricco si allungava sulla sinistra, le facce brune e poco familiari dei camerieri oscurate da file e file di bottiglie di liquor dalle etichette colorate.
Dalla parte opposta, sulla sinistra, si trovava il palco e un relativamente piccolo spazio sgombro dove qualche ragazzetta allegra in vena di mettersi in mostra e qualche coppia isolata aveva già dato l'avvio alle danze, al suono di una versione particolarmente ispirata di "Doctor Jazz" ma per il resto la stanza era ricolma di tavoli rotondi circondati da sedie di legno scuro dall'alto schienale, popolati da impeccabili uomini d'affari dai volti pallidi e dai ventri rigonfi accompagnati da giovani donne colme di ambizioni e ricoperte di gioielli.
Il Blue Heaven era un locale di fama. Finanzieri da New York, stelle del cinema da Hollywood, politici onesti e quelli in vendita da Washington, uomini d'affari e gangsters da Chicago, magnati dell'industria automobilistica da Detroit, grandi armatori e imperatori delle strade ferrate da San Francisco, petrolieri dal Texas e dall'Oklahoma, i più ricchi e più astuti da tutti i quarantotto stati dell'Unione e dal mondo intero si fermavano al Blue Heaven quando passavano in città.
Questi uomini facoltosi e di potere e le donne imbellettate che li accompagnavano, tutti bianchi, erano serviti da inamidati camerieri bianchi, come bianca era la direzione e la proprietà e gli addetti alla sicurezza.
La banda su palco e gli altri intrattenitori sul palco erano tutti neri, come neri erano i baristi, i servitori, i guardarobieri, gli sguatteri e il resto del personale meno a contatto con la clientela.
Il locale era ormai pieno, la musica iniziava alle otto, e il direttore si scusò per la ressa, ma quel giorno, spiegò, suonavano degli ospiti importanti, delle vere attrazioni, che avevano richiamato molta più gente del solito. Con sguardo esperto scandagliò la sala gremita in cerca del tavolo riservato, un tavolinetto quadrato apparecchiato per due, vicino alla pista da ballo e quindi vi accompagnò l'ospite.
Un uomo sulla quarantina, evidentemente il "Signor F" lo aspettava reclinato sulla sedia, le mani conserte sul panciotto. Aveva i capelli neri pettinati all'indietro e una folta barba nera assolutamente fuori moda che non contribuiva affatto a rendere rassicurante il suo sorrisetto di gelida e compiaciuta padronanza.
Gli occhi scuri brillavano sinistri sotto le folte sopracciglia: tutto in lui dava un'impressione di essere stato studiato e costruito alla perfezione, dalle unghie lunghe e curate all'anello dalla grossa pietra incisa al bastone da passeggio con il manico d'avorio appoggiato al tavolo.
Se Shoeman si aspettava una presentazione o anche solo un saluto rimase deluso.
<<Mi scuso per il trambusto. Questi... selvaggi... hanno ritmi davvero primitivi, non trova professor Shumann?>>
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Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
I giorni passarono rapidi e il professor Shoeman si trovò alla fatidica sera di martedì.
Vestito del suo abito migliore uscì di casa nella serata novembrina; tramontato il sole, la giornata, insolitamente mite per la stagione, si era trasformata un una gelida serata che già preannunciava il prossimo sopraggiungere di un'inverno sembrava intenzionato ad essere particolarmente rigido, e il giovane giurista fu contento quando raggiunse il largo e basso edificio costruito nello stile neocoloniale della metà del secolo precedente che ospitava il blue Heaven Ballroom e si infilò nella porta azzurra, tenuta aperta da un azzimato portiere in livrea con dei grossi baffi un po' fuori moda.
Passata la soglia, si trovò sotto lo sguardo di due voluminosi energumeni dai volti severi e inscrutabili vestiti con frac impeccabili. Come era risaputo i poveracci, coloro che non erano vestiti da sera o i non bianchi venivano fermati alla porta e se qualcuno fosse in qualche modo riuscito a sfuggire al portiere sarebbe stato energicamente accompagnato fuori dai due guardiani dai volti di sfinge.
Ovviamente il professore non era nessuna di quelle cose, e non furono fatte difficoltà nei suoi confronti.
La stanza successiva era blu e argento e si apriva su di una doppia scalinata dal tappeto blu al centro della quale troneggiava il guardaroba dove lasciò il cappotto per quindi incamminarsi per la scala di sinistra, che portava alla sala dei gentiluomini, da cui si poteva accedere al lussuoso casinò del terzo piano, mentre la scala di destra portava alla simmetrica sala delle dame.
La sala d'attesa aveva pavimenti tassellati in marmo bianco e blu e le pareti ricoperte da specchi, sotto i quali i divanetti in pelle crema in stile art decò ospitavano piccoli gruppi presi in animate discussioni ad alta voce e a risate scatenate da questioni loro, incomprensibili agli estranei, spesso stringendo bicchieri di raffinati alcoolici di importazione. Il tutto era decorato con finiture cromate e panni blu.
Non trovando nessuno di sua conoscenza, Shoeman attraversò rapidamente la stanza uscendo su di un pianerottolo comune, che portava alla sala da ballo vera e propria dove, passati i doppi battenti della porta venne accolto dal direttore, un uomo di mezz'età alto e distinto, dai capelli quasi candidi e due occhi così pallidi da sembrare completamente incolori che sorridendo in maniera affabile e professionale chiese se avesse riservato un tavolo o se fosse ospite di qualcuno.
Una volta saputo della prenotazione a suo nome, il direttore gli fece cenno di seguirlo, facendosi strada con incedere sicuro e rilassato tra l'affrettarsi di serissimi camerieri dal volto concentrato.
Il brusio di cento diverse conversazioni, mescolate assieme in un mèlange incomprensibile cuciva assieme le melodie del Jazz alla moda suonato da un numeroso complesso sul palco. Il tamburo della banda, composta interamente da neri, informa che si tratta delle "Sette stelle", il nome accompagnato da un disegno di sette stelle a molte punte arrangiate in uno schema in qualche maniera familiare.
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Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Il brusio di cento diverse conversazioni, mescolate assieme in un mèlange incomprensibile cuciva assieme le melodie del Jazz alla moda suonato da un numeroso complesso sul palco. Il tamburo della banda, composta da sette suonatori neri, informa che si tratta delle "Sette stelle", il nome accompagnato da un disegno di sette stelle a molte punte arrangiate in uno schema che i tre trovano in qualche maniera familiare.
La stanza era molto ampia e decisamente opulenta, con il tema blu e argento abbandonato per un più tradizionale bruno e oro riscaldato da enormi lampadari elettrici a candeliere. Un bar estremamente ricco si allungava sulla sinistra, le facce brune e poco familiari dei baristi oscurate da file e file di bottiglie di liquori dalle etichette colorate.
Dalla parte opposta, sulla sinistra, si trovava il palco e un relativamente piccolo spazio sgombro dove qualche ragazzetta allegra in vena di mettersi in mostra e qualche coppia isolata aveva già dato l'avvio alle danze, al suono di una versione particolarmente ispirata di "Doctor Jazz" ma per il resto la stanza era ricolma di tavoli rotondi circondati da sedie di legno scuro dall'alto schienale, popolati da impeccabili uomini d'affari dai volti pallidi e dai ventri rigonfi accompagnati da giovani donne colme di ambizioni e ricoperte di gioielli.
Il Blue Heaven era un locale di fama. Finanzieri da New York, stelle del cinema da Hollywood, politici onesti e quelli in vendita da Washington, uomini d'affari e gangsters da Chicago, magnati dell'industria automobilistica da Detroit, grandi armatori e imperatori delle strade ferrate da San Francisco, petrolieri dal Texas e dall'Oklahoma, i più ricchi e più astuti da tutti i quarantotto stati dell'Unione e dal mondo intero si fermavano al Blue Heaven quando passavano in città.
Questi uomini facoltosi e di potere e le donne imbellettate che li accompagnavano, tutti bianchi, erano serviti da inamidati camerieri bianchi, come bianca era la direzione e la proprietà e gli addetti alla sicurezza.
La banda su palco e gli altri intrattenitori sul palco erano tutti neri, come neri erano i baristi, i servitori, i guardarobieri, gli sguatteri e il resto del personale meno a contatto con la clientela.
All'arrivo del gruppo il locale era ormai pieno, la musica iniziava alle otto, e il direttore si scusò per la ressa, ma quel giorno, spiegò loro, suonavano degli ospiti importanti, delle vere attrazioni, che avevano richiamato molta più gente del solito. Con sguardo esperto scandagliò la sala gremita in cerca della soluzione migliore e la trovò a un tavolo nell'angolo vicino al bar dove sedeva un uomo tutto solo.
All'avvicinarsi dei nuovi avventori l'estraneo sorrise abbastanza gentilmente, ma mise, senza proferire parola, una mano sulla sedia accanto a lui: aspettava un ospite.
Il tavolo, comunque aveva sei posti, quindi il piccolo gruppo potè accomodarsi senza problemi.
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