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Dungeon PbEM
The chronicles

Text: Characters:
Aaron Bender/MicheleBaker Berry/Andrea
Diana Stanley/GabrieleDr. Jonathan Kreel/Antimo
Ethel Carter/BarbaraProf. Kolya Krasotkin/Luca
Prof. Lothar Shoeman/Idriu
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Ethel Carter
Barbara

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Ethel bevve un sorso, per concedersi ancora alcuni secondi di riflessione, ma... aveva accettato l'incontro, quindi....
“Non hanno un nome.- disse infine.- Le erbe, intendo. Non le troverete su nessun erbario classico. Me le ha mostrate mio padre... la buonanima di mio padre amava molto i boschi ed era una persona buona, benvoluta...”
La donna si perse per un istante nei ricordi, poi riprese:
“Mio padre mi ha detto che era stato un vecchio indiano a mostrargli quelle erbe: per la sua tribù, erano sacre... ma anche pericolose e proibite. Secondo le leggende, potevano aprire la strada a.... nuovi mondi.- Ethel scrollò le spalle.- Lo so, sembrano le solite storie dei funghi 'magici' e dei fumi stordenti, eppure... ho sempre avuto la sensazione che ci fosse qualcosa di particolare, in quelle erbe. Qualcosa... di più.”
disse Ethel, consapevole che le sue parole fossero vaghe, ma senza riuscire a dare una vera spiegazione razionale all'inquietudine che l'aveva sempre presa quando aveva esaminato più da vicino quelle piantine.

Master
FIZ

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Apparentemente il tono di voce di Diana non si era imposto sul chiasso del locale. Neppure il loro silenzioso commensale sembrava prestare attenzione alla loro inusuale conversazione e continuava a tamburellare sul tavolo un motivetto che sentiva solo lui.
L'unico che incrociò brevemente il suo sguardo fu un uomo sulla quarantina con una folta barba nera, ma fu solo per un brevissimo istante, prima che ritornasse a discutere con il suo unico compagno di tavolo, un uomo distinto di qualche anno più giovane.
Ma fu un altro tavolo ad attirare la sua attenzione. Vi erano seduti tre uomini: uno era di spalle e parzialmente coperto, l'altro un uomo elegante di circa trent'anni, con una brutta cicatrice su una tempia ma ancora di bell'aspetto, che stava ascoltando con rigida compustura un uomo anziano e affabile che a Diana sembrava di conoscere.
Il resto della sala continuò il suo vociare indistinto, ognuno dei convenuti del tutto ignaro di qualsiasi cosa accadesse al di la del proprio tavolo.

Master
FIZ

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Il silenzio aveva accompagnato le parole della signorina Carter sulle straordinarie e sottilmente minacciose proprietà delle enigmatiche piante di cui, secondo il suo racconto, le tribù indiane si rifiutavano anche solo di fare il nome. Come a sottolineare la gravità delle parole dell'erborista la band aveva atteso qualche secondo in più del solito prima di attaccare con il pezzo successivo, un nuovo arrangiamento di un motivetto piuttosto famoso.
Gli altri due commensali erano persi nelle loro solitarie elucubrazioni quando il velluto rosso della parete a cui il tavolo era appoggiato si spalancò senza alcun preavviso, rivelando una voragine oscura e polverosa da cui emerse un giovanotto di pelle nera, alto e slanciato, vestito con un abito da sera marrone da pochi dollari ma con in mano una tromba dalla scintillante finitura argento. Evidentemente quello che era sembrato soltanto un pannello decorativo era in realtà una porta dimenticata da tempo.
Il nuovo arrivato guardò la situazione con aria sperduta e gli occhi lucidi di chi si è già abbandonato a qualche bicchiere di troppo. Il tavolo era quasi appoggiato alla parete e solo facendo alzare i clienti bianchi da una parte o dall'altra sarebbe potuto entrare nella sala.
Dopo una breve esitazione il nuovo arrivato si rivolse all'uomo seduto da solo, che aveva interrotto il suo tamburellare fuori tono per rivolgere la sua attenzione alla nuova situazione. Lo sguardo del cliente non era dei più incoraggianti ma l'alternativa sarebbe stata far alzare tutti e tre i commensali dell'altro lato.
«Signore, credo di essermi perso nel backstage. Uh... potrebbe essere così cortese da farmi passare? Le porgo le mie scuse, ma devo chiederle questa cortesia. Mi... Eh, credo che mi attendano sul palco.»
Evidentemente l'interesse dello sconosciuto non si estendeva fino ad alzarsi per far passare un musicista e l'alcool e l'attesa non dovevano aver fatto miracoli per il suo umore. Le ciglia unite aggrottate in un espressione scimmiesca, fece un gesto nervoso con la mano «Trovati un'altra strada.» sibilò scorbutico «O ti faccio sbattere fuori.»
Il nero non sembrava intenzionato a insistere e s'inchinò profondamente con l'aria contrita: «Si, si, mi scusi, signore. Mille scuse, mille scuse.» mormorò rapidamente iniziando a indietreggiare, sconfitto.

Dr. Jonathan Kreel
Antimo

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Il dottor Kreel fu oltremodo infastidito dall'interruzione. Finalmente il discorso stava entrando nel vivo, e stava per ottenere le informazioni per cui era venuto, quando quel nero entrò in maniera caotica nella sala. Oltretutto, il loro vicino di tavolo, invece di spostarsi e terminare così rapidamente l'interruzione, l'aveva oltremodo prolungata, inutilmente.
Si alzò, infastidito.

"Passa di qua, presto. E va fare le tue cose."

Guardò di sottecchi l'altro avventore, e disse tra sé e sé a mezza voce.

"Certi elementi dovrebbero dare l'esempio, da buoni bianchi, invece di comportarsi peggio dei selvaggi..."

Attese che l'uomo di colore passasse, prima di continuare a parlare con le due donne, che si stavano rivelando più interessanti di quanto si aspettasse.

Ethel Carter
Barbara

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
L'improvviso muoversi dei tendaggi aveva fatto balzare il cuore in gola ad Ethel, solo per sentirsi una sciocca quando aveva compreso che si trattava solo di un innocuo suonatore di tromba: non aveva mai i nervi così a fior di pelle, nemmeno quando vagava da sola nei boschi...
La donna sollevò un sopracciglio davanti al tono scortese dello sconosciuto e alla pomposità del dottor Kreel, ma non commentò mentre si alzava a propria volta per permettere al musicista di passare. Dopo il primo momento di confusione, l'interruzione le era servita per riportare la mente alla situazione presente: erano in un locale elegante e non c'era nulla per cui sentirsi turbata... stavano solo parlando, no? Si trattava pur sempre di scienza... ed era disposta a sperimentare.

Master
FIZ

Dipartimento di Filosofia del Linguaggio13 Novembre 1928Weather
Quando un Americano si mette in testa di fondare un college, prima si mette in cerca di una collina. John Harvard era un Inglese e non si curava troppo dei luoghi elevati. Il risultato fu che Harvard era diventata un'università larga, sparpagliata e incolore. Yale annaspa tra i negozi di New Haven, cercando disperatamente di innalzarsi al di sopra di essi. La torre neogotica del Memoriale Harkness, di recente costruzione, ci riusciva, ma per il resto l'università puzzava di commercio. Fosse stata costruita su di una collina, Yale forse sarebbe stata meno importante, ma di certo molto più onesta e caratteristica.
Nicolas Brown padre era un mercante spregiudicato, ma era saggio: prima trovò la sua collina e quindi ci trascinò il "College in the English Colony of Rhode Island and Providence Plantations", nel 1770. Egli credeva probabilmente che chiunque volesse ricevere un'educazione dovesse prima dimostrare la propria ambizione scalando le ripe di quella che da allora fu chiamata la College Hill di Providence. Solo chi se ne fosse conquistato il diritto sulle proprie gambe avrebbe potuto accedere agli studi delle lettere classiche, accompagnate da una solida istruzione religiosa, perchè l'edificio in stile georgiano in mattoni rossi che l'impresa Brown costruì per ospitare il college era aperto agli uomini di ogni condizione cosicché potessero "trovare la vera luce di Dio nelle sale di questo collegio massimamente munifico."
Tali erano i pensieri che il professor Krasotkin intratteneva guardando fuori dalla finestra dell'ufficio che condivideva con tre colleghi insegnanti dell'università Brown di Providence, Rhode Island.
La vista che gli offriva lo scorcio era di un gruppo eterogeneo di edifici, ed essi rivelavano all'occhio curioso di passanti e residenti praticamente tutti gli stili architettonici che erano stati popolari negli anni successivi ai giorni di Nicolas Brown.
C'erano aggraziati edifici neocoloniali, le cui finestre erano incorniciate da edera inglese, poderosi edifici romanici costruiti in solida pietra, grotteschi e ripugnanti, una cappella pseudo-gotica con una torre graziosamente squisita e quattro laboratori nello stile delle più razionali delle fabbriche. Eppure, nonostante l'architettura conglomerata e a tratti persino assurda - un tempio dorico stava a stretto gomito di una basilica bizantina - il campus era piacevole allo sguardo. Giardini, spesso terrazzati, si stendevano in ogni direzione e i grandi olmi concedevano una dignità all'antico college che nessun architetto, non importa quanto impegno ci mettesse, sarebbe mai riuscito a sfregiare.
«Professor Krasotkin? C'è una telefonata per lei.»
A parlare era stato il Professor Silver, il titolare della cattedra di semiologia e decano del piccolo dipartimento cui apparteneva l'esule russo. Il collega gli consegnò con fare delicato ma deciso la cornetta del telefono di cui era dotato il loro ufficio.
Una voce gracchiò all'altro capo della linea.
«Buongiorno professore, sono Philip Baxter, si ricorda di me?»
Baxter era un professore di archeologia greco-romana a Yale, ma si era laureato alla Brown e qui aveva insegnato a lungo e quindi era un volto ben conosciuto nell'università di Providence. Era anche noto per essere l'animatore di un piccolissimo gruppo informale di scienziati, l'Accademia del Giovedì Notte, che ogni tanto organizzava o patrocinava conferenze o incontri. Pare che uno dei membri fosse un astronomo russo, che Krasotkin non aveva mai incontrato, e apparentemente questo spingeva l'archeologo a mantenere i contatti con l'ex monaco, per ragioni che erano note solo a lui.
Sfortunatamente la filosofia non sembrava un campo che l'Accademia del Giovedì Notte seguisse con particolare interesse. O con un qualsivoglia interesse, a voler essere precisi. Ciò aveva fatto sì che Philip Baxter fosse l'unico della sua cerchia con cui il professor Krasotkin si fosse mai intrattenuto.
Attachment

Prof. Kolya Krasotkin
Luca

Dipartimento di Filosofia del Linguaggio13 Novembre 1928Weather
Il prof. Kolya guardava fuori dalla finestra, e pensava a quanto fosse differente la vita negli Stati Uniti rispetto alla sua patria. Dopo la Rivoluzione in particolar modo. Non sarebbe più stato possibile istituire alcuna università a San Pietroburgo, o Leningrado, come l'avevano rinominata da qualche anno, non a un religioso. Non c'era più nulla della vita pubblica, talvolta anche di quella privata, che non fosse regolato dal partito. E l'istruzione religiosa era sommamente disprezzata. Lo Stato avrebbe potuto e dovuto provvedere a ogni cosa, ma lo Stato in fondo non erano che uomini. Come avrebbero potuto loro donare ad altri uomini la bellezza, che per sua natura è solo frutto della grazia divina. Dove avrebbe trovato riparo l'animo dell'uomo, ferito dalla miseria degli altri uomini? Chi avrebbe confortato la fragile anima degli uomini, e aiutato a fortificare il suo spirito contro i demoni che segretamente sempre s'adoperano per corrompere l'uomo e allontanarlo dalla luce, se tutto quanto a cui era concesso rivolgersi ormai, era solo una leviatana macchina burocratica?
La voce del prof. Silver lo distrasse da quelle pessimistiche riflessioni e lo riportò alla realtà:
<<Vengo subito!>> rispose, imbarazzato quasi per averlo pure involontariamente obbligato a quella cortesia.
<<Grazie molte professor Silver.>> gli disse con riconoscenza prendendo in mano la cornetta.

<<Certamente professor Baxter - gli fece un poco sorpreso - Sono lusingato che uno stimato collega come lei abbia sottratto del tempo ai suoi studi per concedermi il piacere di una chiacchierata. La prego, mi dica se c'è qualcosa che posso fare per lei.>>

Master
FIZ

Dipartimento di Filosofia del Linguaggio13 Novembre 1928Weather
«Il piacere, professore, le assicuro è tutto mio. Trovo sempre le sue intuizioni molto profonde. Ma il motivo della mia chiamata, un po' insolita e me ne scuso - spero di non averla disturbata sul lavoro, è proprio inerente ad alcuni degli studi della mia piccola accademia. Vede, sono riuscito ad ottenere che il Principe Andrej Bolkonskij, un suo concittadino, mi incontri stasera per discutere di una sua, diciamo una sua collaborazione ad uno dei nostri progetti più importanti.
Visto che si tratta di un incontro della massima rilevanza, mi sentirei molto più tranquillo se avessi la collaborazione di qualcuno che conosce lo spirito Russo molto meglio di me: il Principe mi è stato descritto come una persona un po' all'antica e sono sicuro che nessuno possa fare da tramite tra i nostri due mondi meglio di lei.
Se mi farà l'onore di accettare, le potrò spiegare tutto molto meglio di persona quando la verrò a prendere, stasera.»
Philip Baxter non era una persona rigidamente formale, ma quella strana telefonata rompeva quasi tutte le regole dell'etichetta che si potessero immaginare. L'insigne archeologo doveva effettivamente trovarsi in preda ad una seria agitazione per comportarsi in quella maniera così irrituale.

Diana Stanley
Gabriele

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Nonostante la tensione, Diana non fu attirata dal trambusto che aveva scatenato l'uomo. No, era troppo impegnata ad elaborare le informazioni che aveva acquisito da Ethel. "Sono le persone giuste - pensò la donna, mentre fissava senza distogliere lo sguardo una forchetta - dovremmo iniziare subito il lavoro insieme da domani, devo pensare a che libri prendere e chiedere a loro quali sono quelli che devo leggere per capire meglio i loro lavori".
Distolse lo sguardo dall'oggetto e disse 《Avete del materiale da poter leggere? O dei libri a cui fare riferimento per qualunque cosa? Posso procurarmeli in fretta se me lo dite. Abbiamo bisogno di incontrarci tutti e tre, da domani se siete d'accordo, e mettere insieme le nostre conoscenze》.
Per Diana infatti ormai era inutile rimanere lì alla mercé di tutti e continuare a parlare di cose che non avrebbero dovuto sentire orecchie indiscrete. E poi si sentiva più sicura a casa, dove nessuno poteva osservarla e sentirla.

Prof. Kolya Krasotkin
Luca

Dipartimento di Filosofia del Linguaggio13 Novembre 1928Weather
<<Va bene professor Baxter, d'accordo, l'aspetterò in biblioteca al termine delle lezioni perché possiamo andare a far visita al Principe Bolkonskij. A stasera.>> rispose garbatamente Krasotkin.
Una volta messa giù la cornetta, il professore si trovò improvvisamente ariflettere a proposito dell'invito che aveva appena accettato: un principe, di Pietroburgo. Erano sette anni che il prof Kloya Krasotkin mancava dalla sua patria, e difficilmente vi avrebbe mai fatto ritorno. Codesto Andrej Bolkonskij gli avrebbe portato notizie della sua terra. Si chiedeva come sarebbe stato trovarsi ad avere di nuovo a che fare con un russo, di simile levatura per giunta. Le differenze tra i cittadini americani, così affabili e pragmatici, e il russo, così impetuoso e rapido alla fratellanza come alla collera, così radicato nei principi, non smetteva mai di stupirlo, e forse non ci si sarebbe mai abituato. E forse per questo sentiva crescere una certa aspettativa e anche timore per l'imminente incontro.

Ethel Carter
Barbara

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Ethel comprese che l'altra donna desiderava terminare i discorsi in pubblico e annuì, anch'ella desiderosa di passare la serata solo ad ascoltatore nuova musica e non pensare ad altro:
“Se volete approfondire l'argomento sull'uso delle erbe per... curare... afflizioni mentali, posso suggerirvi i titoli di alcuni buoni testi classici. Per quanto riguarda invece le erbe particolari di cui vi ho parlato... no, non c'è nulla di scritto. Però...”

Ethel lanciò un'occhiata al loro non voluto vicino, per assicurarsi che fosse distratto, quindi abbassò la voce e continuò, quasi in un sussurro:

“Ho raccolto alcuni... esemplari, questo pomeriggio. Se domani, meglio di mattina, verrete nel mio negozio, potrò mostrarveli mentre sono ancora freschi.”

Master
FIZ

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Automaticamente, senza quasi neppure accorgersene, Diana si alzò brevemente per far passare il trombettista. Non sembrava neppure essersi accorta che l'uomo si spendeva in molti e sentiti ringraziamenti.
Tornò alla clandestina conversazione con i suoi commensali: l'erborista aveva ancora qualcosa d'importante da aggiungere.
Fu a quel punto che la sentì.
Era quella sensazione sgradevole di vuoto, quasi una vertigine, che ti avvolge come un manto di panno ruvido e ti toglie il respiro.
Da qualche parte, nel profondo del suo animo, seppe che stava per succedere qualcosa.
La tensione durò solo un istante, prima di svanire come era venuta ma involontariamente Diana alzò gli occhi dal tavolo. A prima vista nulla di interessante si offrì al suo sguardo, ma poi vide di nuovo l'uomo dall'aspetto familiare qualche tavolo più in là. Mentre il suo commensale, il giovane distinto, sembrava essere impegnato in una profonda discussione con la terza persona, si era leggermente grato e stavolta Diana lo riconobbe. Si trattava del professor Baxter di Yale, un archeologo di una certa fama in quella regione che a suo tempo era stato uno dei suoi insegnanti in quel campo e con cui aveva anche collaborato ad un paio di articoli. Per quello che ne sapeva, un tizio del tutto innocuo. Sembrava star salutando qualcuno che in questo momento era fuori dal campo visivo di Diana.
Per il resto, non sembrava esserci nulla in vista che potesse giustificare la fuggevole sensazione di allarme.

Master
FIZ

Dipartimento di Filosofia del LinguaggioMartedì 13 Novembre 1928, ore 6:00Weather
Il professor Philip Baxter bussò alla porta dell'ufficio alle sei in punto. Sembrava essersi calmato. Esaminò gli abiti del professor Krasotkin e scosse la testa anche se non aveva l'aria sorpresa.
«Ho prenotato al Blue Heaven stasera.» Onestamente il nome non diceva assolutamente nulla al professor Krasotkin «Per il Principe Bolkonskij non ho potuto che scegliere il meglio. E d'altra parte non credo che apprezzerebbe una serata senza qualcosa di vigoroso da bere. Ma, non avete qualcosa di più elegante da indossare?»
Il professor West, che si era intrattenuto a correggere degli scritti dei suoi allievi, offrì un colletto e una cravatta perfettamente stirati, che teneva di riserva nella scrivania in caso di necessità, ma per la giacca non ci fu nulla da fare e dopo aver cercato di rassettare la sua al meglio che potevano, i due uomini si incamminarono verso l'uscita del campus, mentre l'archeologo spiegava la ragione di quell'incontro.
«Vede, come sono sicuro che lei ricorderà, ho l'onore di collaborare con il dottor Dimitri Passelov, un insigne astronomo originario del suo Paese. Dopo aver insegnato ad Harvard per diversi anni, grazie anche a certi documenti che ha ritrovato e, in parte modesta, al supporto mio e dei miei due colleghi e amici Francis Wilson e Silas Patterson, ha potuto iniziare delle ricerche osservative sulle orbite dei pianeti.
Non le posso anticipare nulla, lei mi capisce: non c'è niente di pubblicato, ma stiamo parlando di una scoperta che, se confermata, lo porterebbe all'Eliseo degli astronomi, allo stesso livello di un Herschel o di un Adams e anche più in là. Quindi ci siamo impegnati a costruire e mantenere un piccolo osservatorio per Passelov in Montana, in modo che possa condurre efficacemente le sue ricerche.
Ecco... io ho lasciato qui la mia automobile, ma forse facciamo prima ad andare a piedi che a cercare parcheggio a Westminster Street a quest'ora.»

Prof. Kolya Krasotkin
Luca

Dipartimento di Filosofia del LinguaggioMartedì 13 Novembre 1928, ore 18:00Weather
"Blue Heaven". Kolya Krasotkin trasecolò. Aveva inteso si sarebbero trovati a casa del prof. Baxter, un incontro tranquillo, non in un locale. Non era preparato, se solo glielo avesse detto subito forse poteva rinunciare all'invito, ma ora... Certo San Pietroburgo dove lui era vissuto diversi anni prima di emigrare, era la capitale della vita mondana della Russia, ma quello era stato prima della Rivoluzione, e comunque lui non aveva frequentato quei locali in vista più di tre o forse quattro volte in tutta la sua vita. Sempre perché vi era stato portato.
Anche solo il dover cambiare la cravatta, quel mostrarsi inadeguato alla situazione, lo metteva a disagio. Non era il giudizio degli altri che lo preoccupava, per quello Kolya era assolutamente insensibile a possibili pettegolezzi e simili facezie. Non le considerava proprio. Però aveva timore di mettere in imbarazzo i suoi illustri ospiti, si preoccupava che il suo aspetto dimesso potesse essere considerato una mancanza di rispetto.

Kolya annuiva riflettendo bene su ogni cosa che il prof. Baxter andava spiegandogli, a prendeva mentalmente nota di ogni cosa. Rallentò un momento il passo per meglio pesare quanto nel complesso aveva ascoltato. Il professore lo chiamò perché non rimanesse indietro. Ma ormai erano quasi arrivati, e lui sarebbe dovuto entrare in quel locale notturno.

Master
FIZ

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Mentre il terzetto aveva smesso di discutere di erbe e di antichi segreti dimenticati dalla tribù native e si era rinchiuso in un silenzio in cui ciascuno era perso in mondi inaccessibili agli altri, il presentatore sul palco aveva atteso che il giovane musicista nero si fosse assestato sul palco prima di continuare.
«Ed ecco a voi, la stella più fulgida della serata! Ho l'onore di introdurre niente di meno che... Leroy Turner e la sua... » fece una pausa drammatica prima di riprendere con un tono di voce ancora più alto «"Dead! Man's! Stomp!"»
Il completo marrone e spiegazzato del trombettista formava un singolare contrasto con le casacche immacolate e impeccabili delle "Sette Stelle", ma appena la musica tornò a riempire il locale, altrettanto facevano l'energia straordinaria e la precisione delle note che riusciva ad estrarre dalla sua curiosa tromba color argento mentre sovrastava il resto della banda in una versione indiavolata di un numero inedito.
I ritmi erano irresistibili, l'estro musicale di prima categoria e presto molti tra il pubblico si riunirono sulla pista a danzare con entusiasmo: la nuova canzone era un successo immediato.

Master
FIZ

Blue Heaven BallroomMartedì 13 novembre 1928Weather
Appena il trombettista ebbe attaccato il suo pezzo, un solerte cameriere portò ad Ethel il secondo piatto. Si trattava del suo preferito e la cucina del locale era rinomata in tutta Providence, così la giovane donna si concentrò sul cibo, visto che i suoi commensali non sembravano voler continuare i loro discorsi.
La musica era buona, il cibo buono e la conversazione, finché era durata era stata interessante. Si trattava decisamente di una serata deliziosa, cosa mai avrebbe potuto andare storto?
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